Diversi modi di fare psicoterapia

La psicoterapia si caratterizza per diversi approcci, come ho fatto notare in questa parte del sito. Lo scopo è uno solo, ovvero il benessere psicologico della persona, ma come raggiungerlo dipende da molteplici fattori e da modi diversi di interpretare anche la natura umana.

Innanzitutto c’è da dire che il padre della psicoterapia è Sigmund Freud e, nel nostro immaginario, quando pensiamo a uno psicoterapeuta, ci immaginiamo sempre qualcuno seduto dietro a un lettino, su cui è distesa una persona che parla guardando il soffitto.

La psicoanalisi è la madre della cosiddetta «cura della parola» e Sigmund Freud individuò questa particolare organizzazione della stanza in cui si fa psicoterapia. Se foste entrati nel 1901 nello studio di Freud, riportato nella foto del post in alto, avreste trovato un divano con a fianco una poltrona dove sta lo psicoterapeuta, in modo che il paziente non lo veda. Avreste pertanto dovuto sdtaiarvi sul divano (o lettino, come lo si definisce oggi) e questo per motivi ben precisi, legati al suo modello teorico e al modo di fare psicoterapia. Questa disposizione nasconde però anche una certa interpretazione della natura umana e del rapporto tra la persona e lo psicoterapeuta o (se parliamo di uno psicoterapeuta freudiano) dello psicoanalista.

Innanzitutto il modello di relazione che Freud ha sostenuto e con lui sostengono attualmente chi si ispira all’approccio psicoanalitico è che  esiste un rapporto non paritario tra psicoanalista e paziente. Il paziente è appunto colui ce è in uno stato di bisogno e di sofferenza e lo psicoanalista è il professionista esperto della malattia mentale che mette appunto a disposizione le sue conoscenze per aiutare in modo diretto il paziente stesso, interpretando i suoi comportamenti, sentimenti e pensieri.

Il divano e l’inconscio

E perché farlo sdraiati su un divano?

Questo aspetto è molto importante, in quanto ha a che fare con l’idea di difesa. Il nostro Io, per rendere accettabile e coerente quanto viviamo e proviamo emotivamente, mette in atto dei meccanismi di difesa dalle pulsioni, ovvero dai desideri e dai bisogni che non riteniamo coerenti con la nostra idea di noi stessi . Questi meccanismi non sono consapevoli, come pure le pulsioni, che provengono dall’inconscio, che Freud stesso chiamò Es.

Tali pulsioni possono non essere accettabili, anche perché esiste per Freud un altro aspetto della psiche, chiamato Super-io, che, come un controllore che agisce sull’Io, valuta quello che può essere o meno per noi accettabile e le pulsioni e desideri non accettabili vengono rimossi o non accedono alla coscienza grazie a delle barriere che attiviamo in modo inconsapevole e automatico.

Mettersi in una posizione rilassata, come è quella in cui si sta sdraiati su un lettino, lasciando fluire i nostri pensieri (usando magari la tecnica delle libere associazioni, anch’essa inventata da Freud), abbassa le difese e permette alle pulsioni di emergere dall’inconscio.

Lo psicoanalista, a sua volta, cerca di minimizzare la propria presenta, il più possibile, rimanendo in silenzio e fuori dalla vista del paziente.

Su questa immagine si è sviluppata la più ampia letteratura, nonché l’immaginario di film e tra i registi che più di altri hanno ironizzato sull’eternità del trattamento psicoanalitico, sull’assenza del terapeuta e sui consigli volti a trattenere il paziente piuttosto che a renderlo autonomo è Woody Allen, come potete vedere nella seguente clip.

Le poltrone e l’interazione

Ci sono terapeuti però che non hanno il lettino, ma le poltrone, che non distendono i loro pazienti lasciandoli parlare riempiendo il silenzio del terapeuta, ma interagiscono con loro. Spesso entrando nella stanza del terapeuta ci si trova a sedersi di fronte a lui, senza una scrivania che vi separi, come si può notare nella parte bassa della foto del post. Una situazione completamente diversa che comporta un modo diverso di interpretare la relazione terapeuta-paziente.

In questo caso è una interazione, dove può essere ancora presente un aspetto di differenza, ovvero dove c’è un esperto e un paziente, ma esiste un diverso modo di pensare la psicoterapia e di intendere la natura umana. L’inconscio in questo caso diventa inconsapevolezza e le difese diventano modi di pensare in cui le informazioni che vengono dall’esperienza possono essere modificate o eluse in funzione di diversi fattori: l’idea che abbiamo di noi stessi, i costrutti (ovvero le regole che orientano i nostri comportamenti e il mdo di interpretare la realtà) e i valori che abbiamo sviluppato nel vivere, i modi di pensare che abbiamo acquisito. Ognuno di questi aspetti si riferisce a diversi modi di fare psicoterapia e a diversi modi di vedere la natura della persona.

Psicoerapia e natura umana

Se guardiamo la natura umana con gli occhi del terapeuta cognitivo comportamentale, vedremo un uomo razionale, i cui pensieri determinano i comportamenti e i vissuti emotivi.

Se guardiamo la natura umana con gli occhi del terapeuta rogersiano, allora vedremo una persona che ha una propria autonomia e che vive e interpreta l’esperienza sulla base dell’idea che ha di se stessa.

Se guardiamo infine la natura umana con gli occhi del terapeuta psicodinamco, che ha le sue radici nel pensiero di Freud, ma da questo si è staccato, allora la natura umana sarà quella che emerge dalle relazioni con le figure di riferimento significative, in particolare le cosiddette figure di attaccamento (la madre in primis). Lesperienza di relazione con tali figure significative influisce sulla idea che abbiamo di noi stessi, del mondo e dell’altro.

La psicoterapia giusta per me

Ogni modello non è migliore di altri, né peggiore, tutti sono efficaci nel processo terapeutico, alcuni maggiormente in alcuni disturbi, altri in altri, ma non è qui la sede per una trattazione sull’efficacia della terapia, tranne per un fattore, comune a tutti modelii terapeutici, ovvero la qualità dell’alleanza e della relazione terapeutica sperimentata.

Si è visto infatti che questa dimensione aspecifica, ovvero comune a tutti glia pprocci psicoterapeutci, è predittiva di un buon risultato della terapia. scegliere il o la terapeuta pertanto non è solo una questione di lettino o poltrona, quanto piuttosto di persona, di come ci si trova nella relazione con lui o lei, di quanto ci si possa sentire liberi e comodi.

Ogni psicoterapia passa da questo fattore, che facilita e amplifica gli effetti benefici di ogni intervento basato su un determinato modello teorico e idea di uomo, come quello rogersiano che ho descritto in questa parte del sito.

Il primo passo nella scelta della terapia credo che stia non nella teoria di riferimento del terapeuta, ma nel fatto se quella o quel terapeuta è giusto per me, se con lui mi trovo bene.

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