31 dicembre – 1 gennaio, capodanno, cenone e luci, bottiglie stappate, auguri di buon anno, fuochi di artificio, urla e risate, giovani barcollanti in un passaggio del tempo che suscita sentimenti contrastanti, tra ciò che non c’è più e ciò che sarà. Ci auguriamo ogni bene, la speranza si apre al futuro, ma c’è anche la tristezza che il passato che è andato, non torna.

A volte sembriamo lottare contro il tempo che però vince sempre, perché scorre indipendentemente da noi e non possiamo fermarlo. Il desiderio (a volte compulsivo) che ci porta a festeggiare l’anno finito sembra declinarsi in una specie di rito per esorcizzare la tristezza che può provocarci il tempo che passa e l’ansia per il futuro.

Una tristezza, che ci crea disagio e dolore e che apprtiene da sempre alla nostra consapevolezza di esseri umani. Una esperienza che non solo ci accomuna, ma le cui riflessioni di filosofi affondano le radici nella notte dei tempi.

 

Angoscia da ultimo dell’anno

Chiamo così quel sentimento di tristezza che forse condivido con altri e che mi prende il 31 dicembre, nell’attesa di festeggiare (chiedendomi poi cosa c’è da festeggiare) il Capodanno.

È un sentimento che deriva a mio avviso dal constatare che il tempo passa e non ci possiamo fare nulla. L’angoscia infatti ha a che fare con il controllo, o, meglio, con una sensazione profonda che non possiamo controllare quello che ci accade.

Mi colpisce come già nel quinto secolo avanti Cristo il Buddha sostenesse, nel cosiddetto sermone del fuoco, che tutto brucia : «La mente, o monaci, brucia, gli oggetti della mente bruciano, la coscienza mentale brucia, il contatto mentale brucia, e qualsiasi cosa sorga in dipendenza dal contatto della mente con i suoi oggetti – sia essa percepita come piacevole, spiacevole o neutra – anche questa brucia». E tutto brucia e viene bruciato dal tempo e dallo scorre delle cose, e il sentimento di tristezza e perdita che viene dal passato e di incertezza per il futuro sono sintomi di questo scorrere inesorabile, quello che, nello stesso periodo storico e in un altro luogo, ma pur sempre 2500 anni fa (2500!) lo stesso Eraclito sintetizzava con «Tutto scorre» (Panta rei). E questo scorrere non lo controlli.

Ma se veniamo più vicino a noi, ma nppure troppo, chi descrive per me bene l’«angoscia da ultimo dell’anno» è Seneca che, da buon stoico qual era, nel suo De brevitate vitae ci dice: «La vita è divisa in tre momenti: il passato, il presente, il futuro. Di questi momenti, quello che stiamo vivendo è breve, quello che dobbiamo ancora vivere è incerto, quello che abbiamo vissuto è sicuro».

 

Come uscirne?

Sant’Agostino, nelle sue Confessioni (14. 17), tenta di dare una definizione del tempo: «Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente», e in questa definizione trovo una risposta al disagio del tempo, che sta nel vivere il presente senza spostarsi unicamente (direi meglio sbilanciarsi) nel futuro e senza rimanere imprigionati nel passato, come mi accade quando penso all’anno che è passato o a quello che verrà (sul vivere il tempo e le conseguenze sul benessere vedi anche questo post).

Vivere quanto mi accade oggi, essere consapevole della tastiera che tocco ora, pensare a quanto accade nel mio animo ora, oggi, adesso, è un modo per godermi questo primo giorno dell’anno, senza l’angoscia degli impegni futuri, che ci saranno, ma non sono, e senza la tristezza di quello che è stato, che non controllo più. Gli eventi passati sono cose nel mio animo che formano la mia memoria, che mi aiutano a imparare e a progettare nel futuro, ma sono anche cose impermaneti, che lascio scorrere senza rimanerci attaccato e ciò calma la mia mente, in un giorno che è quello che è così com’è.

Per cui mi sento oggi di dire a tutti buon oggi e non tanto buon anno , in una vita fatta di tanti piccoli momenti presenti che possano aiutarci a viverla in pienezza e con consapevolezza. E ciò, perché no?, può produrre anche una certa felicità.