Le relazioni affettive con un partner sono un tema forte della nostra vita. L’amore romantico, la passione, la stanchezza e l’esaurirsi di un rapporto sono aspetti che possiamo incontrare, come pure la preoccupazione o l’aspettativa che una relazione continui immutata nel tempo.

Ma è possibile un amore per sempre? Si può rimanere innamorati tutta una vita? Si può trovare l’amore eterno?

Quello che si vede in verità è la sofferenza dell’amore e il dolore della perdita, oppure la rabbia verso un partner che non c’è più con il cuore e la mente, ma solo nella presenza fisica.

Però esistono anche le coppie che funzionano. Esistono anche gli amori che rimangono, persone che negli anni mantengono la loro continuità di affetto e il legame.

Nel film della Pixar dal titolo UP, nella scena iniziale (che potete vedere all’inizio dell’articolo) si vede una coppia di questo tipo.

Sebbene possa sembrare ad alcuni melenso, e potrei anche capirlo, questa sequenza di appena tre minuti nasconde all’interno alcuni elementi che a mio avviso aiutano a comprendere il buon funzionamento di una coppia soddisfatta.

Il primo aspetto che noto nelle relazioni difficili è la mancanza di curiosità. Quando un amore finisce le frasi che sento più spesso sono: «È inutile parlare, tanto so cosa risponderà!», «È fatto così, non cambierà mai!», «Ormai sono stanco/a di spiegarmi, ci rinuncio!», «Cosa serve parlare, tanto non mi ascolta!», «Dopo tanti anni cosa possiamo dirci di nuovo?». Tutto è già deciso, si sa già tutto, tutto è sempre uguale a se stesso, ormai nessuno dei due ha più interesse nell’altro. Nel film, se notate, l’uomo è curioso e ascolta la donna (e la donna fa altrettanto), l’uomo si interssa alle sue descrizione delle nuvole. A sua volta la moglie si interessa alle aspirazioni del marito.

Quando la curiosità l’uno dell’altro si spegne, si spegne a mio avviso anche l’amore, ci si ritira in una routine dove tutto dell’altro è scontato. Dal momento che non c’è nulla di nuovo nulla c’è da aggiungere e capisco bene che l’alternativa è il silenzio o l’uscita dal rapporto, in un modo o nell’altro. La curiosità sta nell’interesse reciproco rispetto a cosa pensa, sente e desidera l’altro, un interesse che si mantiene in alcuni casi costante perché l’altro è sempre e comunque diverso ai nostri occhi.

Tuttavia la reciprocità di interesse è importante, dal momento che ascoltare e sentirsi ascoltati mantiene alta la motivazione alla curiosità. Altrimenti una delle due parti, chi ascolta, se a sua volta non è ascoltata, è destinata a sentirsi isolata e allontanata.

Il secondo aspetto su cui vorrei soffermarmi è l’interdipendenza. Nel film questa viene sottolineata da un progetto comune, prima il figlio, poi la casa, nel mezzo ci sono gli imprevisti (la spesa della ruota dell’auto, la spesa sanitaria per la gamba rotta del marito) che portano a dover piegare le risorse comuni per un momento a un bisogno piuttosto che a un altro, salvo poi ritornare sul progetto comune, rappresentato dal salvadanaio che di volta in volta si riempe dopo essersi svuotato. L’interdipendenza è quella caratteristica di una coppia per cui i due partner perseguono obiettivi anche individuali, ma interconnessi in modo tale che il raggiungimento dell’obiettivo di uno dei due significa anche il raggiungimento dell’obiettivo dell’altro. In un progetto di vita comune l’interdipendenza è legata alla soddisfazione della coppia ed è una condizione tale per cui i due partner vedono nel benessere l’uno dell’altro un obiettivo di autorealizzazione.

Quando si entra in crisi, un sentimento che si palesa è il senso di rivalsa. In questo caso emergono di colpo tutti i sacrifici che si sono fatti per la controparte a fronte di non sentirsi adeguatamente ricompensati. La coppia come scambio è il contrario della coppia interdipendente. Nel caso della coppia come scambio la regola sottostante è: «Io do una cosa a te, tu dai una cosa a me», c’è un bilancio e un compromesso dove ognuno rinuncia a qualcosa. L’interdipendenza funziona invece in modo più complesso, secondo uno schema che viene definito win-win (tutti vincono), ovvero si condividono le aspirazioni e si trova il modo di realizzarle tutte insieme, anche dividendosi i ruoli. Non ci sono rinunce.

Questo sistema tuttavia non è semplice, perché comporta un terzo elemento delle coppie ben funzionanti, ovvero la fiducia. La fiducia che l’altro è orientato al mio benessere come io lo sono al suo, la fiducia che ogni forma di sacrificio è condivisa, la fiducia che quello che conta è la realizzazione di entrambi e non la realizzazione di uno a scapito dell’altro.

Nel chiudere questa riflessione credo che esista una domanda chiave che permette di capire se sto vivendo un rapporto interdipendente. Soffermatevi a pensare dove siete ora, la vita che state conducendo, le cose che avete realizzato, la strada che avete percorso e, una volta averci pensato vi chiedete: «Sono dove sono grazie alla mia metà o nonostante la mia metà?».

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